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La Scarzuola

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31January La Scarzuola

 

 

 

La Scarzuola dove sacro e profano si incontrano, si compone di un monastero e di una città ideale in miniatura.

Il Convento Francescano fu fondato da San Francesco d'Assisi nel 1218. Secondo la storia San Francesco piantò un cespuglio di lauro e di rose e da quel punto iniziò a scaturire una fonte d'acqua. Il nome "Scarzuola" si ritiene sia dovuto alla presenza di una pianta palustre, la Scarza da cui Scarzuola appunto, che il santo utilizzò per costruirsi una capanna. L'abside della chiesa del convento custodisce un affresco della prima metà del XIII secolo, che ritrae San Francesco in lievitazione.

 

Il 21/12/1957 con atto notorio l'architetto milanese Tommaso BUZZI (1900-1981) comprò dai frati minori il complesso conventuale della Scarzuola. 
Dal 1958 al 1978 l'architetto progettò e costruì nella valletta dietro al convento, una grande scenografia teatrale che egli definì un' "antologia in pietra" rimasta volontariamente incompiuta, che permise il recupero di esperienze visive del passato: Villa Adriana per la palestra, piscina, terme etc... Villa d'Este per la Rometta dell'architetto archeologo Pirro Ligorio; i 7 edifici nell'Acropoli (Partenone, Colosseo, Pantheon, Piramide,Torre dei venti, Tempio di Vesta, Torre Campanaria); Bomarzo per l'effetto di gioco e meraviglia (barca, Pegaso, mostro). Solo in funzione teatrale sono pienamente legittimate le costruzioni fuori tempo, le false rovine, le città ideali. L'aggancio in tema di scenografia è quello di modelli rinascimentali del Palladio, dello Scamozzi e del Serlio.

 

Il complesso si sviluppa dentro una spirale formata dai pergolati. All'interno di questi vi è un asse verticale che dalla statua scheletrica del Pegaso, attraverso un sistema di terrazzamenti, conduce ad un anfiteatro, al teatro agnostico, al teatro erboso, per finire alla torre colonna rotta e ad un asse orizzontale delimitato a sinistra dal teatro delle api, al centro del palcoscenico con labirinto musicale e a destra della città Buzziana con al culmine l'Acropoli.


Una contraddittoria relazione di tipo iniziatico viene a stabilirsi tra l'antico convento e le intellettualistiche fabbriche del teatro, sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni: dalle allusioni a divinità sia pagane che cristiane, ai ricordi delle Ville di Plinio al "AB OLIMPO" di Montagna, al Polifilo di Frate Colonna, alle idee non concretate di Borromini e Filarete.


Lo stile che meglio interpreta l'ansia di licenza di Buzzi è il neo-manierismo che egli identifica anche nell'uso di scale e scalette in tutte le dimensioni, allungamenti di membrature architettoniche, varietà di modi alla rustica, un pò di mostri, volute sproporzioni di alcune parti, statue verdi all' Arcimboldi, affastellamento di edifici, di monumenti che arrivano ad un certo surrealismo, un che di labirintico, di evocativo, di sinuoso, di antropomorfico, di geometrico, astronomico, magico.

 


 

 


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