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12 mag 2008
La città teatro
DI di Elena Bono
È un piccolo capolavoro in provincia di Terni: fu realizzato da Tomaso Buzzi, architetto, artista e designer. Il pubblico potrà scoprire una struttura che stupisce in ogni suo particolare, lungo un percorso che assomiglia a un labirinto. I Viaggi
Dopo aver lasciato Montegiove nel Ternano, percorrendo una strada sterrata, si arriva all'antico Convento della Scarzuola. In un primo momento si respira l'atmosfera dei monasteri francescani, una sensazione di pace e di isolamento che avvicina alla preghiera e alla spiritualità. Qui San Francesco nel 1218 costruì la sua capanna con una pianta palustre chiamata scarza, da cui il nome Scarzuola, e nel punto in cui piantò una rosa e un alloro miracolosamente sgorgò una fontana. Nello stesso secolo, per ricordare l'avvenimento i Conti di Marsciano vi fecero costruire una chiesa e successivamente un convento, affidandoli, ai Frati Minori che vi rimasero fino agli ultimi anni del '700 quando ne presero possesso i Marchesi Misciattelli di Orvieto.

Fu proprio un Misciattelli, Paolo, a suggerire l'acquisto del complesso a Tomaso Buzzi. Il poliedrico architetto lombardo, uno dei più geniali del Novecento, dopo un primo periodo dedicato alla progettazione di opere pubbliche, sul finire degli anni '30 aveva cambiato radicalmente indirizzo rivolgendosi alla realizzazione, al restauro e all'arredamento di ville della nobiltà e dell'alta aristocrazia italiane.

Innamoratosi della Scarzuola, decise di mantenere la sacralità del luogo creandovi accanto una "città ideale" che lo rappresentasse, una vera e propria allegoria escatologica dell'esistenza, adottando il linguaggio ermetico caratteristico dell'aristocrazia massonica del '700. Dopo aver attraversato il giardino del convento, reso splendido da Buzzi tanto da essere annoverato trai Grandi Giardini Italiani, si giunge davanti al grande anfiteatro naturale intorno a cui si sviluppa la sua opera: qualcuno ha paragonato lo stupore che crea, a quello di Alice nel Paese delle Meraviglie. Questo sorta di città fantastica è costituita da una serie di scenografie teatrali (7 sono i teatri principali), realizzate con il tufo, che a prima vista sembrano le costruzioni di sabbia in riva al mare, aumentando così la connotazione fiabesca. Buzzi, che era stato professore di Disegno dal Vero insieme a Giò Ponti al Politecnico di Milano, dedicò vent'anni, tra il 1958 ed il 1978 alla realizzazione della sua "creatura" seguendo principalmente lo stile del Neo-Manierismo e adottando la chiave teatrale che gli permetteva di esprimersi liberamente senza essere sottoposto a critiche. Alla sua morte nel 1981 l'impresa era stata realizzata solamente in parte ma, seguendo i suoi numerosi schizzi accompagnati da annotazioni, l'erede Marco Solari ha portato avanti i lavori che proseguono anche attualmente.

È lui stesso a fare da guida ai visitatori in un percorso difficile da descrivere perché simile ad un labirinto denso di allegorie, che alle volte sfuggono alla comprensione. Lo stesso Buzzi era arrivato alla conclusione che solo scrivendo un libro si sarebbero potuti comprendere tutti i significati simbolici contenuti nella sua creazione. Nel cammino all'interno di Buzzinda, come il suo ideatore soleva chiamarla prendendo spunto dalla Sforzinda, la prima città ideale del Rinascimento, progettata per Francesco Sforza, si possono distinguere due assi. Un asse verticale parte dalla fonte miracolosa di San Francesco, attraversa la Barca di Polifilo, al cui sogno narrato da Francesco Colonna Buzzi si è sicuramente ispirato, supera il Pegaso Alato ed alcuni terrazzamenti per arrivare all'anfiteatro naturale e all'asse orizzontale delimitato a sinistra dal teatro dell'Arnia su cui campeggiano le iniziali dell'autore, ed a destra dalla maestosa Acropoli che racchiude alcuni dei più noti monumenti storici dell'antichità. Al di là di questa nave simbolica, la cui plancia è costituita dal palcoscenico con il labirinto musicale, vi sono il Teatro Acquatico, il Teatro Erboso e la Torre della Solitudine o della Meditazione con, da un lato, la Balena di Giona e, dall'altro, la Scala della Vita con le 12 fatiche di Ercole. Accanto all'impianto principale non si possono tralasciare numerosi altri padiglioni come il Tempio di Apollo, la Torre di Babele, l'Organo Arboreo, il Tempio di Flora e Pomona, il Teatrino di Diana, la Grande Madre, la casa Capitello, la Torre dell'Angelo Custode, la Torre triangolare del Sonno, oltre a statue, mostri, sculture surreali.

Come dice Marco Solari "per Tomaso Buzzi questo mondo magico rappresenta il percorso dell'anima che si stacca dall'Alto, rappresentato dalla Chiesa e dal Convento, e attraverso dei tunnel verdi a spirale scende fino alla Balena di Giona , si solidifica, entra nei labirinti bui della vita, li percorre, prende consapevolezza e comincia a salire verso la luce....più sale e più vedrà fino ad arrivare nell'Olimpo dove si iscrive in un cerchio ed è pronta per congiungersi al sole". La visita della Scarzuola si può paragonare a un viaggio nell'inconscio dell'autore, nel medesimo tempo gli stimoli che si ricevono sono così forti da spingere anche il visitatore, come voleva Buzzi, a fare un percorso interiore seguendo le coordinate che gli vengono fornite. Tutto questo, dentro una cornice straordinaria in cui l'attenzione viene continuamente catturata da nuove scoperte che aprono orizzonti sconosciuti. Ogni angolo nasconde un piccolo segreto che lascia ad ognuno la possibilità di una propria interpretazione. Uno spettacolo che si rinnova continuamente tenendo sempre vivo l'interesse. Come diceva lo stesso Buzzi: "Alla Scarzuola, salvo la parte sacra, tutto è teatro".

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